Riflessi di vite negate.

Riflessi di vite negate.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal nostro corrispondente torinese Andrea Laiolo questa bella recensione sul libro “Voci dal silenzio” che è uscito nel gennaio dell’anno scorso, firmato da Vincenzo Coli e Maurizio Gigli . E’ stato il primo libro di una numerosa serie che nel 2018 ha inteso celebrare il bicentenario dell’istituzione senese.

 

Gli archivi dell’ex ospedale psichiatrico San Niccolò di Siena rappresentano un mesto tesoro di storie degne di essere conosciute, non solo per il contributo che possono fornire alla conoscenza della storia delle cure applicate ai malati di mente nell’arco di un secolo e mezzo, dal 1846 al 2000, ma anche agli studi socio-antropologici e, in misura non meno significativa, alla nostra comprensione di quel fenomeno profondamente umano che è il disturbo mentale.

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Prigionieri del Grande Fratello?

Per la nostra rassegna stampa, oggi pubblichiamo la copertina di Times dello scorso fine gennaio e la traduzione dell’articolo principale di Roger Mcnamee. Tutto il numero è dedicato allo scottante tema di una privacy ormai molto difficile da difendere dall’occhio intrusivo del Grande Fratello.

BISOGNA FERMARE I SOCIAL MEDIA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

copertina Times

la copertina di Times del 28 gennaio

 

Possiede i tuoi dati personali

Conosce tutti i tuoi amici

Ha le tue carte di credito

Ascolta le tue conversazioni

Ti segue dovunque ti muovi

E tu non puoi stare un solo giorno senza di lui.

 

 

 

 

 

IO HO CONTRIBUITO A CREARE QUESTA CATASTROFE. COME RIPARARE GLI ERRORI FATTI ?

di Roger McNamee

Io ho partecipato per 35 anni alla nascita, alla crescita e al successo planetario di Facebook. Con più di 1.7 miliardi di utenti collegati in tutto il mondo, è il mercato più grande che esista. Che piaccia o no, che sia una azienda tecnologica o piuttosto un colosso delle comunicazioni, questa azienda ha un enorme influenza sulle scelte politiche e sul benessere sociale.

Il suo enorme successo sta portando a una immensa catastrofe per tutta l’umanità. Il grande business ormai dipende dalla pubblicità, che a sua volta è legata alla manipolazione della attenzione, fuorviata e diretta, a subire ed assorbire, un enorme numero di messaggi seduttivi ed imperativi. Gli algoritmi sono capaci di dare agli utenti quello che ciascuno di loro desidera o vuole. Per nutrire i suoi Algoritmi e la sua Intelligenza Artificiale, Facebook raccoglie dati ovunque sia possibile, spiando i movimenti di tutti, anche di quelli che non usano Facebook, e rivendendo alle Aziende interessate le informazioni raccolte. Ogni tipo di azione fatta dal consumatore dà ulteriori notizie su di lui, permette di affinare giorno dopo giorno il suo profilo, la sua identità, le sue caratteristiche specifiche, e quindi di migliorare le capacità, per chi ne è in possesso, di sedurre, manipolare, indirizzare le sue scelte, e limitare pesantemente la sua libertà.

grande fratello

l’occhio del Grande Fratello

Questa piattaforma informatica è stata ed è usata per controllare e stravolgere i valori della democrazia, dei diritti umani, la vita privata, la salute pubblica, le innovazioni e il progresso. Un miliardo e mezzo di persone la usano ogni giorno per stare in stretto contatto con parenti ed amici. Gli piace scambiare foto, emozioni, pensieri. Non sanno o non vogliono credere che la stessa piattaforma mediatica, che è diventata una abitudine, è anche responsabile di un enorme disastro. Facebook, ma anche Google, Twitter e numerosi altri, sfrutta i nostri legami e la nostra fiducia nei familiari e negli amici, per costruire una realtà, non soltanto virtuale, dove si alimenta un mondo degli affari fra i più ricchi al mondo. In questo continuo e incessante processo di spoliazione si è impadronita dei nostri segreti più personali, ha aggravato i difetti delle nostre democrazie, lasciando i cittadini ancor meno capaci e in grado di pensare a loro stessi, di conoscere di chi fidarsi e di agire nel loro proprio interesse. Si fa leva su chi è manipolato e quindi sottomesso per diffondere disinformazioni, messaggi di odio, per soffocare e sopprimere la libertà di voto e rinchiudere ognuno nella propria identità nazionalista e xenofoba. Informazioni e disinformazioni sono ormai la stessa cosa, valgono uguale, e sono in grado di influenzare la vita delle persone e il futuro delle nazioni.

 

 

 

 

Dov’è andata a finire la pietas?

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L’amico Vasconetto ha scritto sulla Nazione di ieri questo pezzo inspirato ad un triste fatto di cronaca accaduto a Poggibonsi. La storia ricorda il bel film francese di qualche tempo fa “Amour” (del 2012 con Trintignant – Oscar per il miglior film straniero nel 2013). Anche lì un anziano dopo un lungo e penoso conflitto interiore decide di uccidere la moglie (tra l’altro con lo stesso metodo) che non riesce più a seguire, a proteggere dal suo stesso decadimento. Poi finisce per sparire, forse per uccidersi anche lui.

A Poggibonsi il poveretto non ce l’ha fatta a completare  il suo progetto (non è sparito, cioè), ma la storia sa di solitudine, di abbandono e che queste cose siano oggettive o profondamente soggettive cambia poco.

In ogni caso speriamo che susciti pietà, comprensione e perdono, tutte cose che oggi sono diventate merce rara.

L’archetipo del folle come paradigma del desiderio di ricerca e della creazione del nuovo.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Donatella Lessio sul folle e la sua funzione (anche) positiva, sia nell’individuo che nel gruppo. Una notazione a margine: siamo sempre stati convinti che l’etimologia, a cui la Lessio spesso ricorre, riesca qualche volta a ribaltare i significati delle parole più comuni, riportandone alla luce altri che si sono persi per strada. Da meditare…

Il Folle (Latino Follis: sacco vuoto, testa vuota) è l’aspetto della personalità deputato alla creatività, alla relazione, al gusto del sovvertimento e alla ricerca del piacere.

Il Folle viene da sempre studiato dal punto di vista sociale, comportamentale, emotivo, psicoanalitico, come elemento integrato sia del corpo-uomo che del corpo-gruppo, pur essendo da questi anche ghettizzato e isolato in quanto espressione del disordine al di là della norma condivisa. In definitiva, la funzione del Folle è quella di far vedere, estroiettato al di fuori dell’insieme univoco, ciò che diverge da quello stesso insieme, pur facendone parte.

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Il panopticon ai giorni nostri

Il panopticon ai giorni nostri

espresso

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Il vento del ’68 toccò anche il Conolly

Il vento del ’68 toccò anche il Conolly

Più che una vera recensione del bel libro che Luca Luchini ci ha regalato qualche settimana fa ( Siena fu vero ’68? – Editrice Betti) queste poche righe vogliono cogliere una spigolatura che interessa il nostro blog. Il libro merita una completa e attenta recensione, ma quello che viene raccontato verso la fine è, anche per il nostro blog, davvero interessante.

Infatti, a pag. 199, inizia un capitolo così intitolato: “Le dure accuse al nostro manicomio”, nel quale si riporta di un servizio di Mino Monicelli, fratello del più conosciuto regista, che per il suo ruolo di giornalista d’inchiesta scrive del manicomio di Siena sull’Espresso nell’Agosto del ’68.  Il servizio prende spunto dalle condizioni del quartiere Conolly e così racconta: “23 celle con bugliolo e 2 senza, dove i bisogni si fanno per terra e poi passa il solito malato schiavo a pulire”. Il suo racconto, dopo aver citato impietosamente altri aspetti delle condizioni in cui si viveva al Conolly, non si ferma ma si estende a tutto il complesso ospedaliero che viene descritto come un vero lager dove avviene di tutto.

rassegna stampa

L’accusa di Monicelli, forse un pò enfatizzata per attirare l’attenzione del grande pubblico, creò un pò di sconcerto e l’allora Presidente della Provincia Peris Brogi si vide costretto a rispondere in qualche modo attraverso le colonne del Nuovo Corriere Senese. In quell’intervista fece alcune ammissioni sullo stato di degrado e lanciò la sua proposta di costruire un nuovo Ospedale Psichiatrico con circa 300 posti letto destinato agli acuti e il cui utilizzo avrebbe permesso di dar modo e tempo per una ristrutturazione del San Niccolò.

Esisteva a tal proposito un progetto il cui costo ammontava a 2 miliardi e 400 milioni. Il dibattito apertosi in una Siena, che sentiva anche allora il San Niccolò come un fiore all’occhiello, sfociò poi in una questione di rette non pagate da parte della Provincia di Grosseto e piano piano la cosa perse interesse e non se ne parlò più, e la città riprese il suo tranquillo tran tran.

Ma il vento del cambiamento era ormai iniziato e di lì a poco (un decennio) sarà promulgata la legge 180.

Nell’era della menzogna

Nell’era della menzogna

Il libro recensito oggi non rientra propriamente nel ristretto cerchio di quelli scritti per il bicentenario del San Niccolò, ma per l’argomento trattato e la drammatica storia che racconta la redazione ha deciso di presentarlo ai propri lettori.

 

 

Per Natale mi hanno regalato un libro: L’Avversario di Emmanuel Carrère. È il racconto di una storia drammatica e vera che avviene in Francia negli anni Novanta. Parla di un uomo che stermina prima la sua famiglia costituita da moglie e due figli e poi quella di origine fatta dai suoi genitori. In un sol colpo così cancella il passato, il presente e anche il futuro, prova anche ad uccidersi ma non ci riesce e così sopravvive in una sorta di deserto emotivo affettivo che in realtà si celava dietro un fragile velo anche prima della tragedia. La sua vita infatti da ormai 15 anni si basava sulla menzogna, tutti lo conoscevano come un laureato in Medicina, divenuto a seguito di una brillante carriera un importante funzionario dell’OMS, con un alto tenore di vita, insomma una sorta di punto di riferimento per la comunità in cui viveva. Ma nulla era vero, tutto falso e tenuto in piedi da una lunghissima serie di incredibili menzogne e raggiri.

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Giovanni Roy e Siena: un rapporto impossibile.

Giovanni Roy e Siena: un rapporto impossibile.

 

 

Riceviamo da Andrea Laiolo la recensione sul libro di Friscelli e Manganelli: “Giovanni Roy, il pittore che odiò Siena”. Laiolo, piemontese ma con forti legami con Siena, è scrittore e attore. Volentieri la pubblichiamo nella nostra rassegna stampa.

Negli anni in cui nell’Impero Absburgico Mahler componeva sinfonie in cui l’ego dell’uomo contemporaneo svelava le sue falle mentre lo spirito immortale ambiva a ricomporle tra antichi, immacolati corali, danze popolari, sospesi scenari alpini e visioni trascendentali, in un contrasto non sanato tra favolosi tempi passati ormai consegnati all’eterno e disingannati tempi presenti già assegnati alle angosce del dubbio, giù in Italia, verso il cuore del Mediterraneo e nel cuore stesso d’Italia, vale a dire nella appartata, chiusa e circoscritta Siena, in cui quel contrasto tra presente e passato era stato per sempre risolto con la glorificazione di questo, scese un uomo che proprio a Vienna e in altre capitali della cultura europea e del suo aperto mondo aveva intrapreso la carriera di pittore: Giovanni Roy

Figlio di un pittore italiano affermato e di una russa di nobili origini, Giovanni Vassily Roy nacque ad Heidelberg nel 1866, nello stesso decennio in cui nacquero Gustav Klimt, Gustav Mahler, Richard Strauss e Ferruccio Busoni, altro grande compositore e con ogni probabilità il più grande pianista italiano d’ogni tempo. Giovanni non ebbe evidentemente nel mondo di lingua tedesca la stessa fortuna professionale che sarebbe toccata proprio a Busoni: infatti dall’ambiente cosmopolita europeo discese verso il 1910 nella piccola Siena, per ragioni che sono tuttora avvolte dal mistero; ma questa circostanza del tutto peculiare fa ragionevolmente pensare a dei dissesti nella sua carriera, che giustificherebbero tale suo ripiegamento verso la provincia italiana. 

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LAVORARE IN MANICOMIO

LAVORARE IN MANICOMIO

Il filmato realizzato da Silvia Folchi, Antonio Bartoli e Maria Luisa Valacchi con la supervisione di Francesca Vannozzi è stato presentato lo scorso 6 dicembre nell’evento finale per la celebrazione del bicentenario della fondazione del San Niccolò. Oltre ad alcune immagini mozzafiato di Siena ed in particolare della zona di Porta Romana riesce, attraverso un sapiente montaggio, a far intuire la parabola della vita di questa importante istituzione senese. Soprattutto del suo ultimo periodo con la lenta transizione che va dalla legge 180 (1978) fino alla la definitiva chiusura (1999).

Il nostro blog molto volentieri lo pubblica nella sezione video come testimonianza di quel periodo e dei temi ad esso connessi.

I lavori al quartiere Conolly

I lavori al quartiere Conolly

In maniera discreta, senza alcun annuncio roboante (a volte, infatti, gli annunci sarebbe meglio darli … dopo), sono iniziati da circa un mese i lavori di ripristino delle coperture per il quartiere Conolly.

Probabilmente nessuno, eccetto coloro che abitano e lavorano lì vicino, se n’è accorto data la posizione defilata dell’immobile, a mezza costa della collina dei Servi, là dove l’architetto Azzurri lo volle, seguendo le indicazioni dei direttori Livi e Palmerini, perché i malati “clamorosi” disturbassero meno la città, a quei tempi ma forse anche adesso, lontana. 

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