L’archetipo del folle come paradigma del desiderio di ricerca e della creazione del nuovo.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Donatella Lessio sul folle e la sua funzione (anche) positiva, sia nell’individuo che nel gruppo. Una notazione a margine: siamo sempre stati convinti che l’etimologia, a cui la Lessio spesso ricorre, riesca qualche volta a ribaltare i significati delle parole più comuni, riportandone alla luce altri che si sono persi per strada. Da meditare…

Il Folle (Latino Follis: sacco vuoto, testa vuota) è l’aspetto della personalità deputato alla creatività, alla relazione, al gusto del sovvertimento e alla ricerca del piacere.

Il Folle viene da sempre studiato dal punto di vista sociale, comportamentale, emotivo, psicoanalitico, come elemento integrato sia del corpo-uomo che del corpo-gruppo, pur essendo da questi anche ghettizzato e isolato in quanto espressione del disordine al di là della norma condivisa. In definitiva, la funzione del Folle è quella di far vedere, estroiettato al di fuori dell’insieme univoco, ciò che diverge da quello stesso insieme, pur facendone parte.

Per questo motivo il Folle non viene capito (Latino Capere: contenere) e risulta oscuro (Inglese Mat: fluido, opaco; stessa radice etimologica di Matto) all’intelletto, quindi incomprensibile secondo le leggi di classificazione della realtà che fondano il corpo-uomo o il corpo-gruppo. E proprio in questo sta la sua funzione, che è quella di aprire dei varchi verso il nuovo in ciò che già è stabilito e conosciuto.

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il cappellaio matto

Se, infatti, la ripetizione di un qualsivoglia schema (comportamentale, sociale, emotivo, di movimento…) dà sicurezza e rafforza i legami esistenti (tra le parti della persona, tra i membri di un gruppo, tra azioni dirette ad uno stesso scopo…), rischia anche di bloccare il processo di rinnovamento del sistema cui viene applicata, perché per sua stessa natura non ammette deroghe.

Per la vitalità del sistema stesso è quindi necessario variare periodicamente lo schema e inserire elementi di novità che obbligano alla produzione di nuove connessioni, accrescendo le chances sia di adattamento all’ambiente in cui il sistema è inserito, sia di creazione di un nuovo ambiente o condizione, come nella “fondazione” da zero di una nuova realtà: esempi clamorosi in questo senso sono l’avvio di un’attività lavorativa, un trasloco, la nascita di un figlio; ma anche nel caso di cambiamenti più intimi e nascosti.

La natura variabile e composita del Folle lo assimila al performer (Performare: fornire un risultato, compiere un’azione con un risultato finale), che trasla da una condizione a un’altra senza mai fermarsi definitivamente in nessun luogo, interiore o esteriore, sempre spinto dal desiderio di ricerca e di creazione del nuovo. Gli oggetti scenici creati dal performer, cioè le sue azioni, sono di tipo simbolico poiché mettono insieme (Greco Syn-ballo: getto insieme) aspetti della realtà che noi percepiamo come separati e afferenti a campi distinti tra loro, anche se ontologicamente non lo sono. Se infatti adottiamo l’assunto della fisica quantistica che ogni fenomeno, noi compresi, è energia collassata a diverse frequenze, i piani di realtà percepibili e non percepibili dai sensi sono composti dalla stessa sostanza; non solo: anche i pensieri, i sogni e i prodotti dell’immaginazione condividono questa natura.

 Donatella Lessio

Donatella Lessio è nata a Pietrasanta nel 1976. Laureata al D.A.M.S. di Torino, dove vive e lavora, è artista di teatro, performer, poeta, psicodrammatista in formazione. Ha all’attivo alcune pubblicazioni e conduce gruppi in laboratori sullo sviluppo della persona attraverso l’atto performativo. Sia come artista che come formatrice, ha concentrato il suo lavoro sull’Archetipo del Folle.

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