Giovanni Roy contro Antonio D’Ormea

Giovanni Roy contro Antonio D’Ormea

Il 17 febbraio del 1910 viene ricoverato al San Niccolò un uomo di 43 anni. Si chiama Giovanni Roy e solo da qualche mese abita a Siena, in via Franciosa, con moglie e figlia.

Nelle note anagrafiche viene riportata la qualifica di pittore e la condizione sociale viene definita discreta. Inizia così un ricovero che si risolverà con una breve degenza da cui il Roy esce migliorato. Tutto sommato una vicenda banale ma che avrà, come vedremo, un seguito che non si può definire allo stesso modo.

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Il 6 dicembre al San Niccolò

Il 6 dicembre al San Niccolò

Credo di dovere ai  pochi o tanti lettori di questo blog un commento sulla giornata di ieri al San Niccolò. Ho infatti avuto modo di partecipare sia alla conferenza stampa di fine mattinata, sia al convegno del pomeriggio. Una prima positiva impressione è che il tema suscita interesse e ascolto, vista la notevole partecipazione della cittadinanza, forse più di quanto si potesse pensare.

Ma qual’è il tema, ci si potrebbe chiedere. Il recupero di una parte di storia di Siena (quella del San Niccolò, ovviamente, ma non solo) che ormai comincia ad allontanarsi nel tempo tanto da permettere una visione prospettica più chiara. Naturalmente non ci potrà essere su una vicenda così lunga e di per sé delicata un’interpretazione univoca ed un unico giudizio, anzi il parlare di questi temi sarà senz’altro fonte di discussioni e di pareri divergenti. Ma è proprio attraverso questi che forse sarà possibile stabilirne meglio il senso e darne un parziale giudizio. Questa riflessione naturalmente poi si inscrive in quelle ancori più generali che riguardano la psichiatria, le varie leggi che hanno disciplinato l’assistenza ai malati psichiatrici (non ci scordiamo che il 2018 sarà anche il quarantennale della legge Basaglia), i progressi scientifici, l’attualità dell’assistenza psichiatrica e così via.

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Siena ha ancora vivo l’orgoglio del San Niccolò, della sua storia, del suo sviluppo e delle sue conquiste. E’ un orgoglio che testimonia quante persone vi hanno lavorato con serietà e passione, ma è forse anche un orgoglio po’ datato e che, secondo me,  sembra trascurare alcuni aspetti di quella storia, in particolare gli ultimi periodi di quell’istituzione.

Per venire alla cronaca, sono state tre le relazioni del convegno del pomeriggio. Nella prima del dottor Picciolini, Direttore Zona Senese Asl Toscana Su Est, abbiamo avuto un quadro esauriente del futuro sanitario di quell’area, dove alcune funzioni sanitarie, con una scelta coraggiosa e innovativa, si inscriveranno accanto alle funzioni educative universitarie che già vi sono.

Ascoltando la seconda di Francesca Roggi, archivista, borsista presso la stessa Asl, abbiamo potuto intravedere le enormi potenzialità che l’Archivio Storico del manicomio contiene in sé. Esiste lì dentro un materiale importante che potrebbe stare alla base di  ricerche di vario tipo e tenore,  divenendo centro  di cultura davvero importante.

Nella terza relazione a più voci (Maria L. Valacchi, D. Orsini, S. Aurigi e A. Monte) , abbiamo goduto dell’illustrazione di quel bellissimo manufatto che è il molino agricolo a cilindri. Ce n’è stata spiegata la storia e l’importanza della sua conservazione nel luogo per cui fu pensato.

Ma visto il nome che questo blog porta, qualcuno mi chiederà e del Conolly che si è detto?

Devo correggere intanto alcune riflessioni amare di qualche giorno fa (che mantengono la loro verità rispetto alla gara del Fai), ma che sono state invece smentite per quanto riguarda l’impegno della ASL. I soldi previsti e annunciati ci sono e saranno tra poco (speriamo) spesi  per mettere in sicurezza il tetto, dando così un primo aiuto al grande ammalato di quell’area. Altro dato che pare finalmente assodato: tutte le istituzioni in ballo concordano che il suo utilizzo dovrà e potrà essere solo di tipo culturale.

Ma soprattutto se un certo accordo in corso di perfezionamento tra ASL ed Università, a cui è stato fatto cenno più volte nel corso della giornata, andrà in porto si potrebbe davvero essere tranquilli sul futuro di quel quartiere. La fiducia pertanto dobbiamo averla anche se dobbiamo aspettare ancora un po’ per parlarne in maniera definitiva.

L’unica speranza è che il vecchio Conolly regga ancora qualche mese senza deperire del tutto, ormai la salvezza pare vicina!

Andrea Friscelli

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