L’archetipo del folle come paradigma del desiderio di ricerca e della creazione del nuovo.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Donatella Lessio sul folle e la sua funzione (anche) positiva, sia nell’individuo che nel gruppo. Una notazione a margine: siamo sempre stati convinti che l’etimologia, a cui la Lessio spesso ricorre, riesca qualche volta a ribaltare i significati delle parole più comuni, riportandone alla luce altri che si sono persi per strada. Da meditare…

Il Folle (Latino Follis: sacco vuoto, testa vuota) è l’aspetto della personalità deputato alla creatività, alla relazione, al gusto del sovvertimento e alla ricerca del piacere.

Il Folle viene da sempre studiato dal punto di vista sociale, comportamentale, emotivo, psicoanalitico, come elemento integrato sia del corpo-uomo che del corpo-gruppo, pur essendo da questi anche ghettizzato e isolato in quanto espressione del disordine al di là della norma condivisa. In definitiva, la funzione del Folle è quella di far vedere, estroiettato al di fuori dell’insieme univoco, ciò che diverge da quello stesso insieme, pur facendone parte.

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Il panopticon ai giorni nostri

Il panopticon ai giorni nostri

espresso

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Il vento del ’68 toccò anche il Conolly

Il vento del ’68 toccò anche il Conolly

Più che una vera recensione del bel libro che Luca Luchini ci ha regalato qualche settimana fa ( Siena fu vero ’68? – Editrice Betti) queste poche righe vogliono cogliere una spigolatura che interessa il nostro blog. Il libro merita una completa e attenta recensione, ma quello che viene raccontato verso la fine è, anche per il nostro blog, davvero interessante.

Infatti, a pag. 199, inizia un capitolo così intitolato: “Le dure accuse al nostro manicomio”, nel quale si riporta di un servizio di Mino Monicelli, fratello del più conosciuto regista, che per il suo ruolo di giornalista d’inchiesta scrive del manicomio di Siena sull’Espresso nell’Agosto del ’68.  Il servizio prende spunto dalle condizioni del quartiere Conolly e così racconta: “23 celle con bugliolo e 2 senza, dove i bisogni si fanno per terra e poi passa il solito malato schiavo a pulire”. Il suo racconto, dopo aver citato impietosamente altri aspetti delle condizioni in cui si viveva al Conolly, non si ferma ma si estende a tutto il complesso ospedaliero che viene descritto come un vero lager dove avviene di tutto.

rassegna stampa

L’accusa di Monicelli, forse un pò enfatizzata per attirare l’attenzione del grande pubblico, creò un pò di sconcerto e l’allora Presidente della Provincia Peris Brogi si vide costretto a rispondere in qualche modo attraverso le colonne del Nuovo Corriere Senese. In quell’intervista fece alcune ammissioni sullo stato di degrado e lanciò la sua proposta di costruire un nuovo Ospedale Psichiatrico con circa 300 posti letto destinato agli acuti e il cui utilizzo avrebbe permesso di dar modo e tempo per una ristrutturazione del San Niccolò.

Esisteva a tal proposito un progetto il cui costo ammontava a 2 miliardi e 400 milioni. Il dibattito apertosi in una Siena, che sentiva anche allora il San Niccolò come un fiore all’occhiello, sfociò poi in una questione di rette non pagate da parte della Provincia di Grosseto e piano piano la cosa perse interesse e non se ne parlò più, e la città riprese il suo tranquillo tran tran.

Ma il vento del cambiamento era ormai iniziato e di lì a poco (un decennio) sarà promulgata la legge 180.

Nell’era della menzogna

Nell’era della menzogna

Il libro recensito oggi non rientra propriamente nel ristretto cerchio di quelli scritti per il bicentenario del San Niccolò, ma per l’argomento trattato e la drammatica storia che racconta la redazione ha deciso di presentarlo ai propri lettori.

 

 

Per Natale mi hanno regalato un libro: L’Avversario di Emmanuel Carrère. È il racconto di una storia drammatica e vera che avviene in Francia negli anni Novanta. Parla di un uomo che stermina prima la sua famiglia costituita da moglie e due figli e poi quella di origine fatta dai suoi genitori. In un sol colpo così cancella il passato, il presente e anche il futuro, prova anche ad uccidersi ma non ci riesce e così sopravvive in una sorta di deserto emotivo affettivo che in realtà si celava dietro un fragile velo anche prima della tragedia. La sua vita infatti da ormai 15 anni si basava sulla menzogna, tutti lo conoscevano come un laureato in Medicina, divenuto a seguito di una brillante carriera un importante funzionario dell’OMS, con un alto tenore di vita, insomma una sorta di punto di riferimento per la comunità in cui viveva. Ma nulla era vero, tutto falso e tenuto in piedi da una lunghissima serie di incredibili menzogne e raggiri.

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