La notte che crollò la Torre

Capitolo 4 – Il furto

 

Il racconto, vista la necessità di descrivere i luoghi dell’azione per far sì che il lettore si familiarizzasse con questi, ha avuto un ritmo lento e compassato. Insieme è stato necessario presentare alcuni dei protagonisti con le loro caratteristiche fisiche e non solo. Altri protagonisti mancano all’appello e saranno introdotti meglio in seguito ma siccome è possibile che questa lentezza abbia un po’ assopito l’attenzione del lettore, sono qui a chiedere allo stesso di risvegliarsi dal torpore. Adesso, infatti, la storia entra nel vivo e perché ognuno si faccia un’idea, è importante seguire i fatti con attenzione.

Anche perché tutto accade nel giro di pochi minuti, forse dieci, quindici. In questo breve lasso di tempo avvengono vari movimenti di persone e cose che si risolvono, alla fine, nella certezza che sia avvenuto il furto di una somma importante.

Nel tentativo di dare al lettore i giusti elementi di valutazione, l’autore intende procedere nel racconto nella seguente maniera. Prima una descrizione per quanto possibile “neutra” dei fatti, come se una telecamera dall’alto riprendesse con sufficiente neutralità cose e persone, pur sapendo che comunque questa visione non potrà essere esaustiva per via di angoli ciechi che non mancano e possono concedere solo una visione parziale.

Poi cercherà di riportare invece nel corso del racconto il comportamento di ciascuno dei protagonisti, come se noi vedessimo quello che loro hanno visto.

Dall’incrocio di questi dati, di questi differenti punti di vista forse il lettore potrà costruirsi un’idea sua di come sono andate le cose e in fondo, anche se l’espressione è forse troppo forte, di chi è il colpevole.

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scorcio da via del Sole

ore 10:50: Paolo sta preparando il materiale per andare in banca: alcuni moduli per anticipazioni su fattura, qualche assegno bancario da versare, un piccolo gruzzolo di contante, ma la cifra complessiva sempre discreta, come capita al lunedì, raccogliendo gli incassi di ristorante e pizzeria di sabato e domenica, diventa importante per via di un assegno circolare che porta (finalmente! tutti lo aspettavano ormai da un pezzo) un consistente rimborso per una sovra fatturazione Enel. Il materiale è lì sul suo tavolo e galleggia su un mare di carte in cui solo lui riesce a orientarsi. In quel momento in ufficio è presente Carmen, ma la sua postazione è nell’altra stanza. Mimma invece che ha il tavolo accanto al suo è momentaneamente fuori.

ore 10:51: il cellulare di Paolo squilla, lui legge sul display che è una chiamata della moglie e pertanto si allontana dalla stanza per rispondere con maggior privacy. In quel momento nei paraggi dell’ufficio sono presenti: Mamadou e Simone, i due dipendenti che stanno tagliando l’erba con i decespugliatori, ma si sta  avvicinando anche Giovanni che ha intenzione di parlare con Paolo per chiedere un anticipo. La sua situazione economica è diventata ancora più incresciosa del solito dopo che la Stradale l’ha trovato alla guida di un’auto senza assicurazione. C’è una forte multa da pagare e non sa pensare che a quello.

ore 10: 53 Carmen ha ordinato una stampa dal suo computer e si sposta nell’altra stanza per andare a prenderla, visto che l’unica stampante funzionante è quella accanto al tavolo di Paolo. Entrando vede la cassaforte spalancata, tutti quei fogli incustoditi sul tavolo, tra cui nota l’assegno circolare già “girato” e scuote la testa in evidente segno di disapprovazione per una simile disattenzione, poi è distratta dal rumore della stampante, si gira, raccoglie i fogli e torna a concentrarsi sul suo lavoro, è così attenta a quello che fa che tenderà presto a scordarsi i dettagli di quell’operazione. Quando è entrata nella stanza di Paolo ha incrociato sulla porta Simone che vuole parlare con il presidente (Paolo) e non trovandolo sta un po’ traccheggiando con quell’aria intontita che gli è caratteristica. A quel punto entra anche Giovanni ma Carmen è già tornata al suo posto e pertanto se lo vede, scorge solo un’ombra. Dopo appena qualche minuto (due, forse tre) lo stesso si allontana di nuovo senza profferire parola.

ore 10:54: Mimma rientra dal ristorante, dove è andata per controllare, come fa spesso, l’agenda degli impegni e nota che i due tagliatori d’erba Mamadou e Simone stanno facendo una sosta e parlottano tra loro con aria complice. Osservandoli con attenzione e qualche sospetto le è quasi sfuggito di aver incrociato nelle scalette Giovanni che a malapena vede.

ore 10:56: in ufficio sono di nuovo tutti presenti, Paolo ha finito la sua telefonata, uno dei suoi bambini, Angelo, sta poco bene. Da scuola hanno telefonato alla madre di andare a prenderlo e la madre l’ha chiamato con un pizzico di urgenza. Il programma fatto in precedenza va in tilt e perciò niente passaggio in banca, deve andare svelto alla scuola, lascia tutto com’è sul tavolo e corre via. Mimma allora, un po’ preoccupata per quei soldi presenti sul tavolo che potrebbero stimolare le voglie di qualcuno, com’è successo solo qualche settimana prima quando un foglio da 50 si è “perso”, (ma secondo lei è stato rubato ed ha anche forti sospetti su qualcuno), Mimma – si diceva – prende tutto il materiale e lo mette con attenzione dentro la cassaforte, appoggiandolo sul ripiano di mezzo. Accosta i due sportelli, ma non trovando la chiave, non la chiude.

Vale la pena descrivere sommariamente la cassaforte che è un armadietto di metallo, alto 80, 90 centimetri, profondo 50 e largo 100, verniciato di grigio, appoggiato sul pavimento, vicino al tavolo di Paolo. Ha due ante e una grossa maniglia che si può ruotare solo dopo aver introdotto e girato la chiave. Dentro c’è un ripiano sempre di metallo che divide in due l’altezza, così i vari oggetti o valori possono essere appoggiati sul ripiano o direttamente sul fondo della stessa cassaforte.

ore 11,30: Carmen è quasi arrivata alla fine dei conti, le manca davvero poco, sentendosi più sollevata propone a Mimma, che in quel momento ha un attimo di requie dalle telefonate, di andarsi a prendere un caffè al bar, un’abitudine che si ripete quasi tutte le mattine.  Si avviano perciò verso il ristorante parlando in modo rilassato, scordandosi di chiudere a chiave la porta dell’ufficio che comunque si accosta dietro di loro per via della molla. Saranno di nuovo lì tra cinque minuti. Paolo non avrà modo di tornare se non la mattina dopo. La giornata di lavoro si avvia alla sua tranquilla conclusione.

Il mattino di martedì esplode, per così dire, il caso.

Paolo riprende in mano il materiale di banca per fare quello che lunedì non è riuscito a fare. Suo figlio è malato a casa, adesso con Angelo c’è una baby sitter e lui può con tranquillità riprendere il programma del giorno prima. Così ricontrolla i contanti, gli assegni e poi cerca, senza trovarlo, l’importante assegno circolare che rimpinguava la cifra da portare in banca.

Non si preoccupa molto, le altre non ci sono ancora e forse l’avranno conservato e messo da qualche altra parte. Così va in banca e deposita quello che ha.

Ma tornato in cooperativa si rende conto che l’assegno è sparito, nessuno l’ha conservato. Carmen sostiene di averlo visto sul tavolo quando lui stava per andare in banca, Mimma dice invece di averlo messo insieme alle altre cose dentro la cassaforte, quando lui se n’è andato. Adesso però non c’è, l’assegno non è né in cassaforte né da altre parti.

La conclusione, dopo aver rovistato dappertutto in lungo e largo, è una sola: qualcuno se l’è fregato.

E’ aperta la caccia al colpevole.

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la Torre dagli Orti del Tolomei

Per la maggioranza dei cittadini, invece, la Torre godeva di ottima salute ed era inutile spargere preoccupazione e paura. Erano altri i problemi che la città, secondo loro, doveva affrontare: per esempio come riuscire a rimanere in serie A o quale nuovo giocatore di basket ingaggiare, o più in generale come far sembrare Siena sempre più forte e potente, elegante e ricercata. La Torre era lì da sempre e dunque andava solo lasciata stare, affidata alle mani di chi fino a quel punto l’aveva curata.

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