Niccolò Cannicci, il Pascoli della pittura

Per raccontare la storia dell’altro pittore che ha conosciuto il San Niccolò ho pensato di partire, un po’ inusualmente, da un suo autoritratto. È una tela che è conservata nella Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, è datata 1870, quando l’autore aveva 24 anni.

Niccolò_Cannicci_Autoritratto
autoritratto 1870

Come si sa un autoritratto è prima di tutto una sorta di dichiarazione che l’autore fa su sé stesso, ritraendo, sì, i lineamenti e i particolari del volto, ma dando anche sempre una visione psicologica, a volte magari inconsapevole, del proprio carattere. In questo caso la tela ci restituisce un viso dai tratti regolari di un giovane uomo con i baffi spioventi e con una pettinatura, immagino, alla moda di quel tempo. Ma ritrae anche l’indole del soggetto che è caratterizzata da uno sguardo che a me pare profondamente triste. Sembra cioè cogliere immediatamente due caratteristiche che poi segneranno la vicenda esistenziale e clinica del Cannicci e cioè da un lato la sensibilità e l’eleganza e dall’altro il fondo depressivo che probabilmente non lo lascerà mai.

Mario Puccini o “l’unghia del leone”

Adottando una visione dal taglio sociologico un po’ cinico, si può sostenere che i manicomi siano stati utilizzati come il magazzino degli scarti, come il naturale deposito di merce (umana) difettosa o difettata. Cioè per merce nata male fin dall’inizio o che invece si è rivelata fragile e poco adatta nel corso del tempo, superata dagli sviluppi sociali. Mi rendo conto che è questa una concezione un po’ brutale e poco rispettosa del valore dell’uomo, di ogni uomo di qualunque condizione esso sia, ma, diciamolo, è un modo realistico di vedere la cosa. È quindi evidente che nella popolazione dei pazienti ci si debba aspettare una assoluta maggioranza di persone fragili, poco adatte ai tempi, in qualche modo “inutili”.

Il vecchio Mulino

Pubblico sotto alcune foto di una vecchia macchina per fare la farina, un vero e proprio mulino, che è impensabilmente collocato nell’edificio centrale del San Niccolò. Quando fu montato lì dentro doveva rappresentare un vero […]

Novità

Abbiamo deciso di rinnovare l’immagine del blog, cambiandone leggermente la grafica.

Si è per questo pensato di cambiare la foto della copertina, non più l’immagine scattata all’atto dell’inaugurazione del quartiere (ultimi anni dell’Ottocento), ma una immagine quasi attuale, scattata qualche anno fa, quando il degrado cominciava a prendere il sopravvento. C’era inoltre la necessità di sganciare il blog dalla gara dei Luoghi del Cuore, ormai finita, e di renderlo più agile e pronto a portare all’attenzione del suo pubblico altri temi che naturalmente siano connessi con il nucleo centrale che riguarda il recupero del Conolly.

6 – e la strada continua…

L’ultima puntata di questa breve passeggiata tra alcuni dei padri della psicoanalisi (quanti ne ho trascurati!), come promesso, sarà dedicata ai recenti sviluppi delle Neuroscienze che in alcune ricerche sembrano confermare, con il sostegno strumentale, talune delle intuizioni di quei grandi studiosi. Vi ho, sommariamente, parlato di autori che oltre ad essere stati tutti grandi terapeuti, potrebbero essere anche descritti come filosofi che hanno proposto la loro visione dell’uomo e della mente.