“Il villaggio delle anime perse”

“Il villaggio delle anime perse”

Giunge a conclusione in questa settimana il progetto di raccolta delle migliori storie del San Niccolò con la pubblicazione e presentazione del libro che porta il titolo di questo post. E’ un progetto cominciato oltre un anno fa e che, attraverso la frequentazione dell’Archivio Storico del San Niccolò, ha permesso di selezionare ventuno storie di pazienti che in quell’ospedale sono stati per differenti periodi di tempo. Sono racconti che raccolgono varie tipologie di storie: da quelle banali nella loro crudezza a quelle romanzesche, da quelle che oggi sarebbero oggetto di qualcuna delle trasmissioni sui delitti irrisolti ad altre in cui alla patologia psichiatrica si accoppia il talento artistico. I protagonisti si muovono in epoche diverse che vanno dal 1880 ad un secolo dopo ed oltre fino al limitare della legge Basaglia e delle sue conseguenze.

14 diva-dimenticata

Il libro sarà presentato venerdì prossimo 16 marzo alle 17 e 30 presso il gazebo dell’Orto de’ Pecci nel corso di una serata che, condotta da Duccio Balestracci, vedrà interventi vari all’insegna di una piacevole informalità. Parleranno Andrea Friscelli, l’autore, Marina Berti che ha firmato la post fazione, Riccardo Manganelli autore delle belle illustrazioni che corredano ciascuna delle storie, Bianca Friscelli e Luca Di Giovanni leggeranno brani del libro. Alla fine poi saranno commentate le fotografie che Gigi Lusini ed il gruppo “La bottega dell’immagine” esporranno nel gazebo dedicate al manicomio di Volterra ed alle sue attuali condizioni.

La serata prevede ingresso libero, a seguire una cena per la quale invece sarà necessaria la prenotazione (per costo e menù consultare la pagina Facebook dell’Orto de’ Pecci).

Con la speranza di vedervi numerosi il prossimo venerdì anticipiamo due delle immagini firmate da Riccardo Manganelli: la diva dimenticata e la storia di Adamo.

1 adamo

Giovanni Roy contro Antonio D’Ormea

Giovanni Roy contro Antonio D’Ormea

Il 17 febbraio del 1910 viene ricoverato al San Niccolò un uomo di 43 anni. Si chiama Giovanni Roy e solo da qualche mese abita a Siena, in via Franciosa, con moglie e figlia.

Nelle note anagrafiche viene riportata la qualifica di pittore e la condizione sociale viene definita discreta. Inizia così un ricovero che si risolverà con una breve degenza da cui il Roy esce migliorato. Tutto sommato una vicenda banale ma che avrà, come vedremo, un seguito che non si può definire allo stesso modo.

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Filippo P. colpevole per definizione?

Filippo P. colpevole per definizione?

È la sera del 5 aprile 1910, la Pasqua è passata ormai da una settimana ma Siena è sotto una pioggia torrenziale. Sono le 22 e 15 e un uomo traversa Piazza Umberto 1° (attuale Piazza della Posta) camminando verso la Lizza. È il dottor Antonio Pisaneschi, psichiatra al San Niccolò, conosciuto e stimato professionista, ben inserito nella vita sociale cittadina anche per il fatto di essere consigliere comunale. Si sta recando, come fa spesso da un po’ di giorni, a casa del prof. Funaioli (Direttore del Manicomio fino a tre anni prima e docente universitario di Psichiatria presso il locale Ateneo) che abita lì vicino, quando uno sconosciuto lo aggredisce alle spalle e gli vibra una coltellata che lo colpisce sopra il fianco destro. Il medico non si rende subito conto di quello che è successo e non fa a tempo a riconoscere chi lo ha aggredito, ma quando si tocca il fianco vi trova conficcato il coltello che lo ha ferito. Prova a inseguire l’aggressore, poi le forze cedono, chiama aiuto e viene soccorso. Portato all’Ospedale viene operato d’urgenza per rimediare alla lacerazione peritoneale che la lama ha provocato, infilandosi per otto centimetri tra rene e fegato. Il Pisaneschi sostiene che l’aggressore aveva un mantello nero e con la sinistra reggeva un ombrello che oltre alla funzione di ripararlo dalla pioggia assolveva anche quella di nascondergli il volto, per cui non ha potuto vederlo e riconoscerlo.

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Adolfo Bencini: un precursore dei nostri tempi?

Adolfo Bencini: un precursore dei nostri tempi?

La storia che voglio raccontare oggi porta al centro una domanda che tutti gli psichiatri, anche quelli che, come me, non si sono mai cimentati nel campo delle perizie medico legali, si sono sentiti prima o poi rivolgere. La formulo nel linguaggio magari un po’ rozzo ma chiaro della gente comune: “dottore, ma questo (paziente) c’è o ci fa?”. Una domanda cui non sempre è facile rispondere in maniera netta con un no od un sì e che per questo a volte ci mette in imbarazzo, allora come adesso.

È infatti la storia di un ricovero in manicomio fatto per permettere l’effettuazione di una perizia per un soggetto che proviene dal carcere e che bisogna decidere se deve tornarci o se deve rimanere a curarsi al San Niccolò. È anche un modo per conoscere, oltre naturalmente Adolfo Bencini (è questo il nome del paziente) anche il pensiero dei due periti, entrambi nomi noti a Siena, ma non solo: Antonio D’Ormea, colui che più di ogni altro ha tenuto la direzione del San Niccolò (ben 43 anni) e Onofrio Fragnito che fu anche Rettore dell’Università di Siena (dal 1921 al 1924) e diventò poi un vero luminare della scienza neuropsichiatrica italiana.

direttori

i direttori del San Niccolò

Citerò alcuni brani della lunga perizia a firma comune che rappresentano pagine di una scrittura chiara e lineare che giunge a dare a quella domanda una risposta netta. Emerge una visione della mente che adesso può sembrare semplicistica e che pare ignorare i contributi, per esempio, della psicoanalisi ma che ha una sua forte coerenza interna.

Ma partiamo dall’inizio.

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La cordata dei Bemporad

La cordata dei Bemporad

Nell’agosto del 1909 si ricovera alle Ville di Salute del San Niccolò il cavaliere professor Nicodemo Bemporad.

È a suo modo un personaggio, componente di una famiglia che ha spesso manifestato attitudini scientifiche. Nicodemo, infatti, dopo essersi laureato nel 1863 alla Normale di Pisa in Scienze, è diventato professore di Matematica e dopo aver insegnato in giro per l’Italia, prima a Ferrara poi ad Ascoli, si è infine stabilito a Siena dove ricopre la cattedra di matematica presso il Regio Liceo. Lega il suo nome ad un testo di insegnamento sulla geometria dal titolo: “Elementi geometrici di Euclide messi sotto altra forma con varie aggiunte, e proposti agli studenti delle scuole secondarie” (in quattro volumi) che viene spesso ricordato anche dai successori e per il quale riceve regolari diritti d’autore. Ma nella stessa famiglia, anche se in generazioni successive a quella di Nicodemo, altri dimostreranno ingegno matematico, Giulio e Azeglio saranno due importanti astronomi, uno dirigerà l’Osservatorio di Capodimonte e l’altro quello di Catania. Le loro biografie con i relativi curriculum sono presenti anche nell’Enciclopedia Treccani.

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