Ed ecco arrivare la seconda puntata della storia del Conolly, ricca di varie considerazioni e paragoni con il resto del mondo, di come alcuni panopticon sono finiti “male” e altre storie.
Ed ecco arrivare la seconda puntata della storia del Conolly, ricca di varie considerazioni e paragoni con il resto del mondo, di come alcuni panopticon sono finiti “male” e altre storie.
Il candidato Sindaco Fabio Pacciani ha inserito nel suo programma elettorale il recupero del quartiere Conolly e credo, salvo smentite, che sia stato l’unico a citare questo progetto per Siena. Non è una manovra elettorale, […]
Giunge a conclusione in questa settimana il progetto di raccolta delle migliori storie del San Niccolò con la pubblicazione e presentazione del libro che porta il titolo di questo post. E’ un progetto cominciato oltre […]
Il 17 febbraio del 1910 viene ricoverato al San Niccolò un uomo di 43 anni. Si chiama Giovanni Roy e solo da qualche mese abita a Siena, in via Franciosa, con moglie e figlia.
Nelle note anagrafiche viene riportata la qualifica di pittore e la condizione sociale viene definita discreta. Inizia così un ricovero che si risolverà con una breve degenza da cui il Roy esce migliorato. Tutto sommato una vicenda banale ma che avrà, come vedremo, un seguito che non si può definire allo stesso modo.
È la sera del 5 aprile 1910, la Pasqua è passata ormai da una settimana ma Siena è sotto una pioggia torrenziale. Sono le 22 e 15 e un uomo traversa Piazza Umberto 1° (attuale Piazza della Posta) camminando verso la Lizza. È il dottor Antonio Pisaneschi, psichiatra al San Niccolò, conosciuto e stimato professionista, ben inserito nella vita sociale cittadina anche per il fatto di essere consigliere comunale. Si sta recando, come fa spesso da un po’ di giorni, a casa del prof. Funaioli (Direttore del Manicomio fino a tre anni prima e docente universitario di Psichiatria presso il locale Ateneo) che abita lì vicino, quando uno sconosciuto lo aggredisce alle spalle e gli vibra una coltellata che lo colpisce sopra il fianco destro. Il medico non si rende subito conto di quello che è successo e non fa a tempo a riconoscere chi lo ha aggredito, ma quando si tocca il fianco vi trova conficcato il coltello che lo ha ferito. Prova a inseguire l’aggressore, poi le forze cedono, chiama aiuto e viene soccorso. Portato all’Ospedale viene operato d’urgenza per rimediare alla lacerazione peritoneale che la lama ha provocato, infilandosi per otto centimetri tra rene e fegato. Il Pisaneschi sostiene che l’aggressore aveva un mantello nero e con la sinistra reggeva un ombrello che oltre alla funzione di ripararlo dalla pioggia assolveva anche quella di nascondergli il volto, per cui non ha potuto vederlo e riconoscerlo.