LAVORARE IN MANICOMIO

LAVORARE IN MANICOMIO

Il filmato realizzato da Silvia Folchi, Antonio Bartoli e Maria Luisa Valacchi con la supervisione di Francesca Vannozzi è stato presentato lo scorso 6 dicembre nell’evento finale per la celebrazione del bicentenario della fondazione del San Niccolò. Oltre ad alcune immagini mozzafiato di Siena ed in particolare della zona di Porta Romana riesce, attraverso un sapiente montaggio, a far intuire la parabola della vita di questa importante istituzione senese. Soprattutto del suo ultimo periodo con la lenta transizione che va dalla legge 180 (1978) fino alla la definitiva chiusura (1999).

Il nostro blog molto volentieri lo pubblica nella sezione video come testimonianza di quel periodo e dei temi ad esso connessi.

e Fiammetta rimase là… rinchiusa…

e Fiammetta rimase là… rinchiusa…

 Il libro che presentiamo oggi è uscito ormai da qualche anno (prima edizione nel 2003, seconda nel 2015) ma lo stesso si presta molto bene a celebrare questo 2018, quarantesimo dalla legge 180. E’ arricchito da una prefazione di Mario Antonio Reda e dalla post fazione di Cesare Bondioli.

L’autore, Franco Petrucci, ci racconta la storia clinica di Fiammetta, sua madre, che muore al San Niccolò di Siena nel 1964 a soli 53 anni.

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Le vignette di Giannelli

Come ogni campagna che si rispetti, anche il quartiere Conolly ha il suo “testimonial”. Infatti Emilio Giannelli, il notissimo vignettista, ci ha dato due suoi disegni a sostegno della campagna per la raccolta delle firme. Eccole.

giannelli-2

giannelli-1

Anche con il suo sostegno speriamo davvero di ottenere tante firme.

FIRMATE E FATE FIRMARE !!

Oppure

VOTATE E FATE VOTARE!!

 

Bentham ed il panopticon

Panapticon, un termine che oggi è divenuto ormai emblema e radice di tutte quelle pratiche occhiute che sempre di più scavano nella nostra privacy e che fanno sì che la nostra intera vita sia studiata e spesso violata, quando va bene, a puri fini di marketing, quando va peggio, per un vero e proprio restringimento della nostra libertà. Si pensa subito a “1984” di Orwell e al Grande Fratello che dall’atmosfera angosciosa di quel libro è poi travalicato nelle ossessive immagini delle varie tv che replicano il format che porta quel nome come se fosse ormai l’unico modo di diventare famosi. Ma com’è possibile – ci si potrebbe chiedere – che una tale mostruosità sia stata partorita dalla mente di Jeremy Bentham,  personaggio magari complesso e bizzarro, ma sincero illuminista, sostenitore della Rivoluzione Francese, fondatore della filosofia utilitaristica?

Forse, cercando di adoperare un criterio storicistico, si può sciogliere il dilemma, scoprendo cose diverse, poco note e comunque interessanti. Continua a leggere

Perché il Conolly

Perché recuperare il padiglione Conolly?
Innanzi tutto perché l’edificio giace in uno stato di penoso degrado, al limite del crollo che cancellerebbe in maniera definitiva la densità di storie, memorie e temi culturali che in quei mattoni risiedono. Perderli vorrebbe dire amputare per sempre una parte della storia della nostra città.
Il padiglione Conolly è, infatti, uno dei pochi esempi italiani di costruzione di un panopticon, secondo le modalità suggerite dall’illuminista Bentham. E’ stato pensato e realizzato negli ultimi anni dell’Ottocento, in modo da accogliere i malati ritenuti più pericolosi e ingestibili, ottimizzandone, attraverso la particolare forma architettonica, il controllo che poteva avvenire con un solo sguardo.
I temi che aleggiano intorno all’edificio sono naturalmente quelli dell’esclusione sociale, della devianza, della sua gestione e controllo, ma se si allarga lo sguardo all’intera valle e alle vicende storiche che lì si sono svolte fin dal Medioevo, tocchiamo temi come quelli dell’accoglienza degli immigrati, della peste e del contagio (nelle sue varie possibili forme) della giustizia e della sua gestione, dell’attribuzione delle pene, dei tentativi di curare in vari modi un’umanità sofferente ma “sgradita”. Continua a leggere

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