Tag: storie del San Niccolò

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Adolfo Bencini: un precursore dei nostri tempi?

La storia che voglio raccontare oggi porta al centro una domanda che tutti gli psichiatri, anche quelli che, come me, non si sono mai cimentati nel campo delle perizie medico legali, si sono sentiti prima o poi rivolgere. La formulo nel linguaggio magari un po’ rozzo ma chiaro della gente comune: “dottore, ma questo (paziente) c’è o ci fa?”. Una domanda cui non sempre è facile rispondere in maniera netta con un no od un sì e che per questo a volte ci mette in imbarazzo, allora come adesso.

È infatti la storia di un ricovero in manicomio fatto per permettere l’effettuazione di una perizia per un soggetto che proviene dal carcere e che bisogna decidere se deve tornarci o se deve rimanere a curarsi al San Niccolò. È anche un modo per conoscere, oltre naturalmente Adolfo Bencini (è questo il nome del paziente) anche il pensiero dei due periti, entrambi nomi noti a Siena, ma non solo: Antonio D’Ormea, colui che più di ogni altro ha tenuto la direzione del San Niccolò (ben 43 anni) e Onofrio Fragnito che fu anche Rettore dell’Università di Siena (dal 1921 al 1924) e diventò poi un vero luminare della scienza neuropsichiatrica italiana.

direttori
i direttori del San Niccolò

Citerò alcuni brani della lunga perizia a firma comune che rappresentano pagine di una scrittura chiara e lineare che giunge a dare a quella domanda una risposta netta. Emerge una visione della mente che adesso può sembrare semplicistica e che pare ignorare i contributi, per esempio, della psicoanalisi ma che ha una sua forte coerenza interna.

Ma partiamo dall’inizio.

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La cordata dei Bemporad

Nell’agosto del 1909 si ricovera alle Ville di Salute del San Niccolò il cavaliere professor Nicodemo Bemporad.

È a suo modo un personaggio, componente di una famiglia che ha spesso manifestato attitudini scientifiche. Nicodemo, infatti, dopo essersi laureato nel 1863 alla Normale di Pisa in Scienze, è diventato professore di Matematica e dopo aver insegnato in giro per l’Italia, prima a Ferrara poi ad Ascoli, si è infine stabilito a Siena dove ricopre la cattedra di matematica presso il Regio Liceo. Lega il suo nome ad un testo di insegnamento sulla geometria dal titolo: “Elementi geometrici di Euclide messi sotto altra forma con varie aggiunte, e proposti agli studenti delle scuole secondarie” (in quattro volumi) che viene spesso ricordato anche dai successori e per il quale riceve regolari diritti d’autore. Ma nella stessa famiglia, anche se in generazioni successive a quella di Nicodemo, altri dimostreranno ingegno matematico, Giulio e Azeglio saranno due importanti astronomi, uno dirigerà l’Osservatorio di Capodimonte e l’altro quello di Catania. Le loro biografie con i relativi curriculum sono presenti anche nell’Enciclopedia Treccani.

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Modesta e la sindrome di Stoccolma

Molti sono stati i modi di “attraversare” l’esperienza di un ricovero in manicomio. La maggioranza è stata forse caratterizzata da un’iniziale ribellione che è poi lentamente sfumata in una passività devastata dal tempo. Forse era questo il risultato che l’istituzione cercava: rendere docili e mansueti coloro che prima non lo erano, normalizzare le idee stravaganti rendendole quelle “normali” della maggioranza, correggere gli stati emotivi eccessivi e fuori dalle righe.

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Maria ed il Principe di Napoli

Scrivere (e leggere) le storie del San Niccolò vuol dire provare tristezza e pena, per chi possiede ancora quella cosa che si chiama umanità. Qualche volta può voler dire provare senso di colpa. A me è successo partendo dalla semplice domanda: perché a lui e non a me? Ci sono naturalmente tante spiegazioni di vario tipo che ci fanno capire alcuni di quei perché, ma non leniscono mai del tutto l’idea di un destino che si è accanito contro qualcuno. Ormai non possiamo più fare nulla per questa moltitudine silenziosa e passata. Però ci possiamo almeno impegnare a far sì che la loro memoria non si perda del tutto. Se questo è il senso di questo raccontare, allora è stato naturale aver raccolto reazioni di commozione e di partecipazione addolorata. Raccontando le vicende degli ultimi e le loro vite disgraziate, spesso concluse con la morte in manicomio, lontani e scordati da tutti, anche dai familiari più stretti, non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

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Giuseppa e le finestre

Non mi era mai capitato di riflettere sul significato psicologico di un manufatto d’uso comune come una finestra. Eppure, quando qualcosa mi ha costretto a farlo, mi sono reso conto delle implicazioni notevoli che tale oggetto ha e di come, a seconda di chi la usi, metta quasi in luce opposte visioni del mondo.