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IL MANICOMIO VISTO DA CHI CI HA LAVORATO

Senio Sensi firma per il nostro blog la recensione del bel libro di Civitelli “Visti da dentro”, una delle svariate opere che nel passato anno sono uscite a Siena sull’argomento psichiatrico. Il libro si segnala, oltre che per le storie e le testimonianze dirette, anche per i disegni, alcuni davvero bellissimi, che Civitelli, creativo multiforme, dedica all’argomento. Belle anche le foto di alcune delle opere di Paris Morgiani, anche queste ormai abbastanza note ad un vasto pubblico. 

“Visti da dentro” il libro di Gino Civitelli di recente uscita per la “Effigi” è uno di quei lavori che non può lasciare indifferenti; fa meditare su come vivevano i malati di mente in manicomio, ma anche in che condizioni erano costretti a lavorare infermiere e infermieri.

Perché il Conolly

Perché recuperare il padiglione Conolly?
Innanzi tutto perché l’edificio giace in uno stato di penoso degrado, al limite del crollo che cancellerebbe in maniera definitiva la densità di storie, memorie e temi culturali che in quei mattoni risiedono. Perderli vorrebbe dire amputare per sempre una parte della storia della nostra città.
Il padiglione Conolly è, infatti, uno dei pochi esempi italiani di costruzione di un panopticon, secondo le modalità suggerite dall’illuminista Bentham. E’ stato pensato e realizzato negli ultimi anni dell’Ottocento, in modo da accogliere i malati ritenuti più pericolosi e ingestibili, ottimizzandone, attraverso la particolare forma architettonica, il controllo che poteva avvenire con un solo sguardo.
I temi che aleggiano intorno all’edificio sono naturalmente quelli dell’esclusione sociale, della devianza, della sua gestione e controllo, ma se si allarga lo sguardo all’intera valle e alle vicende storiche che lì si sono svolte fin dal Medioevo, tocchiamo temi come quelli dell’accoglienza degli immigrati, della peste e del contagio (nelle sue varie possibili forme) della giustizia e della sua gestione, dell’attribuzione delle pene, dei tentativi di curare in vari modi un’umanità sofferente ma “sgradita”.