Adottando una visione dal taglio sociologico un po’ cinico, si può sostenere che i manicomi siano stati utilizzati come il magazzino degli scarti, come il naturale deposito di merce (umana) difettosa o difettata. Cioè per merce nata male fin dall’inizio o che invece si è rivelata fragile e poco adatta nel corso del tempo, superata dagli sviluppi sociali. Mi rendo conto che è questa una concezione un po’ brutale e poco rispettosa del valore dell’uomo, di ogni uomo di qualunque condizione esso sia, ma, diciamolo, è un modo realistico di vedere la cosa. È quindi evidente che nella popolazione dei pazienti ci si debba aspettare una assoluta maggioranza di persone fragili, poco adatte ai tempi, in qualche modo “inutili”.
Categoria: storie
La notte che crollò la Torre
CAPITOLO 13 – Riflessioni finali
Se voglio tirar fuori da un pozzo chi c’è caduto, devo necessariamente essere fuori da quel pozzo, altrimenti mi sarà impossibile operare nel senso voluto. Stabilito questo come dato di partenza, ci possiamo però chiedere cosa succede se queste condizioni variano durante le operazioni di salvataggio. Se chi sta fuori dal pozzo durante il salvataggio, vi precipita dentro, magari per un terremoto o per una manovra sbagliata, che succede? Che cosa possiamo ipotizzare? Forse le finalità filantropiche cambieranno, pervertendosi in modalità repressive ed aggressive.
La notte che crollò la Torre
Capitolo 12 – Sorpresa!
Sono ormai passate due settimane dalle ultime note. Il cruccio del furto si sta come attutendo, si comincia a parlare anche di altro. Nessuno ha provato a riscuotere quel maledetto assegno e così tutta quella storia si sta avviando con difficoltà verso il dimenticatoio. Lascia però guasti notevoli nell’atmosfera generale, guasti che sono molto più gravi della perdita economica. Si va, infatti, affermando una sorta di cinismo privo di speranza per cui è diventato quasi normale guardare gli altri con un pizzico di diffidenza, i legami di amicizia che pure prima sembravano forti e presenti si allentano un po’, tutti cercano di fare il minimo perché le cose vadano avanti, ma, come dire senza crederci, senza eccessive speranze.
