La notte che crollò la Torre

Capitolo 5 – La riunione

 

La riunione del mercoledì era cominciata in modo tranquillo, solita routine da esaminare, appuntamenti da fissare, cose da decidere. Era indetta tutti i mercoledì e durava un’oretta circa, ci partecipavano Paolo, Mimma, Carmen, Alfredo e Fabio. Gli ultimi due, membri del Consiglio di Amministrazione, trovavano attraverso quella riunione il modo di rimanere in maggiore contatto con le attività che si svolgevano in cooperativa.

Poi, quando stava per finire, tanto che Fabio si era già allontanato, ritenendo che non ci fosse più nulla d’importante, Mimma aveva detto qualcosa su un assegno che si era perso e immediatamente l’atmosfera era cambiata. Il fatto era oggettivamente grave, certo anche per il danno economico, l’assegno circolare di rimborso dell’ENEL ammontava ad euro  2.123,54, una cifra che certo non risolveva i magri bilanci della cooperativa, ma avrebbe aiutato. Quello che dispiaceva in un momento come quello, dove la crisi mordeva forte, era non solo perdere dei soldi in un modo così banale, ma anche inserire dubbi e sospetti in un’atmosfera interna già poco serena. L’aria cominciava a diventare pesante e la tensione era palpabile. Alfredo, che pensava di capire le dinamiche psicologiche del gruppo, intanto iniziava a sentirsi inquieto. Quel maledetto assegno non si trovava più e qualcuno se l’era fregato. Così si era innescata una spirale di ansie, sospetti, accuse e controaccuse in cui tutti i partecipanti rischiavano di essere catturati.

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la strettoia

Paolo pareva difendersi e diceva – ragazzi mi sono allontanato per due minuti, nell’ufficio non c’era nessuno, non posso mica mettere ogni volta tutto in cassaforte …

Mimma – certo che no, ma non si lascia un assegno già girato lì in bella mostra, con i tipi che girano quaggiù…

Paolo – c’erano anche dei contanti, allora perché non sono spariti quelli? Erano anche più facili da prendere. No, c’è qualcosa che non capisco.

Carmen – io non ho visto nulla, ero così impegnata… poi sono venuta qua per prendere una stampa e mi pare di aver visto l’assegno lì sul tavolo, ma…adesso, non so, non ne sono più sicura.

Mimma – io invece sono sicura di aver messo tutto dentro quando tu sei andato via in fretta, ma non ho fatto caso se l’assegno c’era in quel mare di fogli.

 

Alfredo nota dentro di sé che fino a quel punto lo scambio di accuse rimbalza tra i presenti, ma per quanto ancora – si chiede – sarà così?

Mimma giudica Paolo disordinato e confusionario e poi ha quel brutto vizio di non comunicare mai dove va e cosa sta facendo, Carmen a volte fa le cose con poca attenzione, specialmente quando è immersa nei conti. Paolo tende a difendersi, anche perché ormai sa per esperienza che Mimma è sempre pronta a saltargli addosso. La verità è che il presidente è lui e forse pensa di meritare più considerazione di quella che le due ragazze gli danno.

La discussione fa un salto in avanti quando Alfredo decide di andare a scoprire di più il gioco – ci sono sospetti su chi potrebbe aver preso l’assegno? – chiede con calma.

Segue un silenzio imbarazzato, nessuno ha il coraggio di fare nomi.

Se dobbiamo escludere noi – inizia con una notazione maligna Mimma – giravano per qui Mamadou e Simone, mi pare di aver visto anche Giovanni. Io tornavo dal ristorante ed ho notato quei due che parlottavano tra loro, erano nel vialetto, stavano facendo una sosta. Giovanni invece l’ho incontrato sulle scalette, come se uscisse da qui, ma poi qui nessuno l’ha visto…

No, no, io qui dentro ho visto Simone – ribatte Carmen – mi ha detto di cercare Paolo, parlava piano e non guardava in faccia, ma come fa di solito.

Io ho visto tutti e tre, ma li ho solo intravisti – aggiunge Paolo – quando sono uscito per rispondere al telefono. Giovanni in questi giorni è teso per via dei soldi, mi ha già chiesto diversi anticipi.

Alfredo – mi state dicendo che Giovanni potrebbe essere il colpevole? Certo è sempre in bolletta e forse la tentazione potrebbe essere stata forte, una cifra del genere lo rimetterebbe al mondo. Ma vedo difficile che s’impegoli con un assegno, sa benissimo che poi si sgamerebbe subito. A proposito ma l’assegno non si può bloccare?

Paolo – ma è un circolare, non credo sia possibile, casomai possiamo avvertire la nostra agenzia di quello che è successo e se qualcuno si presenta con l’assegno che ci avvertano.

Mimma – anch’io credo poco all’ipotesi di Giovanni, se devo dire la mia, penserei a Mamadou che fa sempre il tonto, ma poi quando vuole ritrova tutta la verve. È stato qui  intorno tutta la mattina, trovare il momento giusto per entrare senza esser visto era uno scherzo.

Alfredo – nessuno pensa a Simone, era con Mamadou o sbaglio?

Carmen – mah, quello dorme sempre, mi pare difficile che si sia svegliato tutto insieme.

Paolo – sentite è inutile stare qui a fare ipotesi, stiamo con gli orecchi aperti, se qualcosa è successo prima o poi qualcuno ce lo verrà a dire. Nel frattempo i soldi non sono ancora persi, adesso vado in banca e parlo col direttore.

Mimma non è d’accordo, non del tutto almeno e fa una proposta – perché non proviamo a parlare con ciascuno di loro? Sarebbe un modo per far capire all’eventuale ladro che sappiamo cosa è successo e magari, guardandoli negli occhi, ci facciamo un’idea più chiara anche noi.

Quasi tutti accettano l’idea, Paolo si raccomanda che i colloqui non siano troppo, come dire, inquisitori, ma gli altri gli fanno notare che un po’ di pepe sarà bene metterlo, altrimenti…

L’atmosfera non si può dire rasserenata, ma la proposta di Mimma passa con il dettaglio proposto da Alfredo che a condurre i colloqui ci sia anche lui insieme a Paolo e Mimma.

La riunione si è sciolta e camminando verso casa Alfredo rimugina sull’accaduto. Ha avuto l’idea che Paolo cercasse di minimizzare, Mimma invece fremesse d’indignazione e di ansia e a Carmen tutta la cosa bruciasse ancora parecchio, quasi si sentisse un po’ colpevole, perché l’assegno lei non l’aveva subito messo in salvo. Rimpiange dentro di sé l’assenza di Maria che con la sua tranquilla lucidità forse avrebbe portato una parola costruttiva in quel frangente così delicato.

Il rischio reale era che tutto si avvitasse in un’atmosfera di sospetti e veleni di cui in quel periodo non c’era alcun bisogno.

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ombre sulla Torre

È vero, qualche turista, dopo aver salito gli scalini della Torre, oltre a lamentarsi per la grande presenza di zecche e altri parassiti (regalo dei piccioni), aveva poi segnalato alle competenti autorità strani scricchiolii. Quei rumori sinistri si presentavano di solito in presenza di forte vento e nell’arrivare al primo pianerottolo qualcuno era stato colpito dal fatto che da alcune crepe sui muri maestri si vedeva il cielo.

Perché dare credito a qualche timoroso, magari un po’ in “fissa” con la 626 e tutte quelle storie della sicurezza – di nuovo la voce dei più rispondeva a questi rilievi. In fondo da quanti anni la Torre stava su e faceva il suo mestiere?

E allora – proseguivano – stiamo tutti un po’ più tranquilli!

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